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Gli Olè, gli ottoni e i lucciconi


Olè.

E' questa l'esclamazione che viene in mente a più o meno tutti i viaggiatori del pullman celeste-puffo guidato dall'autista-Bruno, quando un banale cartello stradale ci fa capire che siamo arrivati in Spagna.
Alla nostra sinistra, una specie di piramide che ricorda un po' le costruzioni Maya. Davanti a noi, la dogana: un ammasso di tubi di ferro giallo incastrati a creare una fitta rete che lo sguardo quasi non riesce ad attraversare.

Olè, si diceva, e da lì in poi si comincia ad essere spagnoli, o almeno si prova a farlo, e giusto per restare in tema e sottolineare l'intenzione, Francesco, Fedele, Ippolito e il Toni si lanciano, voce chitarra e bongos, in una “Filomegna” d'altri tempi.
    - Donde stas, Filomegna donde stas?
    - Chi lo sas, chi lo sas.
    - Cosa fas, Filomegna cosa fas?
E qui ci fermiamo.

Insomma, è da poco passata l'una, e dopo quasi ventiquattro ore di viaggio, l'idea di essere in dirittura d'arrivo distende un po' gli animi e ci fa pesare un po' di meno tutto il  tempo trascorso.
Presi dall'euforia, il Presidente Pingitore e il Maestro Pignataro si lanciano in una performance di cabaret estemporaneo, sparando barzellette a destra e a manca. Barzellette per i bimbi, si capisce,... ma anche no!

Intanto, dietro (nel pullman intendo) si continua a cantare. La spagnolesità continua imperterrita ad attraversarci le gole e le dita, e si spinge fino ai Gipsy Kings di “Bamboleo” e “Djobi Djoba”, ma con tutte le parole inventate.

    - Dai, dai, che tra un paio d'ore si arriva.
Così cerchiamo di farci coraggio a vicenda. Poi, dopo un'ora:
    - Dai, che tra un'ora e tre quarti si arriva.
Poi, dopo un'ora:
    - Dai, ragazzi, che tra un'ora e venti, massimo un'ora e venticinque si arriva.
E così via, fino a quando, dopo circa quattro ore, passano finalmente le due ore che ci dividevano dalla nostra destinazione e si arriva a Santa Susanna.

Santa Susanna è una specie di Rimini, o almeno così ci appare nella continuità insoluta di tutti i suoi alberghi a tre stelle. Solo che è il 30 di settembre, e l'età media dei turisti è di 68 anni, perlomeno a quell'ora: le 18.30 circa.
Dopo un breve sopralluogo del Maestro e del Presidente nella sede che ospita l'organizzazione del “Festival Internacional de mùsica” ci dirigiamo verso il nostro albergo. Entriamo, e la prima sorpresa è subito lì, a portata di mano: sui dépliant che illustrano il programma del Festival, (dico proprio sulla prima facciata del dépliant, mica all'interno, o a pagina 7!) c'è la foto della Banda Gaudiosi di Maria di Scandale, che poi sarebbe appunto la nostra.
Il Presidente e il Maestro sono lì, coi lucciconi, quando qualcuno si avvicina per porgere un clinex. Loro accettano e ringraziano.

In un quarto d'ora circa, le stanze sono assegnate. Saliamo in camera, doccia, barba e capelli e riscendiamo per la cena, ché la mensa self-service chiude alle 21, e di panini ne abbiamo davvero fin sopra i capelli.

Finita la cena decidiamo di uscire: che fai, sei venuto fino in Spagna e non esci? Con sguardi rapidi e scrutatori perlustriamo la zona, e ci rendiamo conto che a quell'ora (sono più o meno le 22.00) l'età media della gente che incontriamo si è sensibilmente abbassata da 68 a 62 anni. Un paio d'ore più tardi, avremmo scoperto che l'unico posto in cui l'età media si assestava al di sotto della menopausa era la discoteca.

Insomma, usciamo, ed ecco la seconda sorpresa: non solo i dépliant, ma anche gli striscioni! Cioè, striscioni 1x3 sparsi per tutta la città, per le strade, sui muri, dappertutto. Striscioni sui quali sono chiaramente riconoscibili le facce giganti di Serena, Valentina, Mary, Ippolito e di molti altri Gaudiosi di Maria.
Il Presidente e il Maestro sono lì, coi lucciconi, quando qualcuno si avvicina per porgere un clinex. Loro accettano e ringraziano.

L'indomani mattina siamo liberi di scorrazzare per Santa Susanna. Partiamo in spedizione per fare rifornimento di gadget e regalini di varia natura da distribuire ad amici e parenti al nostro ritorno. Il problema è che i maschietti hanno la pessima idea di andare per negozi assieme alle femminucce, e il corso di Santa Susanna è pieno zeppo di vetrine che abbondano di scarpe e di borse. Il risultato è che sono quasi le 14.00 e ancora dobbiamo tornare il albergo. Alla fine, le signorine si fanno convinte e andiamo a mangiare.

Il pomeriggio è tempo di prove. Al palazzetto dello sport ci sono tutte le bande in gara l'indomani. Provano più o meno una ventina di minuti a testa, ma il tempo a disposizione per l'esibizione del concorso vero e proprio sarà poi di appena dieci minuti.

La mattina seguente, invece, è già tempo di  gara. Alle 10.00 comincia la prima tranche di bande, e noi a quell'ora siamo già lì ad assistere in veste di pubblico.
Al secondo gruppo tocca a partire dalle 14.00, e i nostri sono i terzi: dopo la banda degli alpini e i siciliani in cravatta gialla, belli e di tutto punto si dirigono verso il palco. Un po' di tempo per sistemare le cose e partono con il primo pezzo. L'esecuzione è molto buona: chiara, senza sbavature e dalla dinamica davvero ineccepibile.

Alla fine dell'esibizione, il Presidente - che ha appena scattato la foto n° 178 in neanche dieci minuti primi - e il Maestro si guardano di sfuggita e si sorridono. Sono lì, coi lucciconi, quando qualcuno vorrebbe avvicinarsi per porgere un clinex, ma l'ambiente e troppo ufficiale, e non si può. Comunque, loro avrebbero sicuramente accettato e ringraziato.

Poi arrivano le altre bande: quella di Trieste, le majorette, un'altra banda siciliana. A un certo punto spuntano gli spagnoli in cappello bianco e gilè rosso. Pura forza della natura: solo ottoni e una schiera di tamburi e campanacci che ricorda il carnevale di Rio. I musicisti suonano, ballano, sorridono, si scambiano le parti e le posizioni, e lanciano fiori rossi proprio verso i nostri ragazzi, che alla fine dell'esibizione sono i primi a saltare in piedi per applaudire l'originalità e la carica della loro performance.

Poi, finita la gara, comincia la festa. Le foto di gruppo, gli abbracci, i saluti, e ovviamente ancora musica: uno degli spagnoli, una specie di sergente Garçia in tenuta da festa, comincia a intonare “Nel blu dipinto di blu”. Il Maestro Pignataro recupera in tutta fretta la sua tromba d'argento e lo segue a ruota. Lo stesso fanno anche i percussionisti. L'atmosfera sembra davvero quella di un febbraio brasiliano, e infatti parte subito un trenino sterminato dove ogni vagone ha il colore di una delle divise ufficiali che le bande indossano.

   - Sono troppo forti 'sti spagnoli – mi dice il Maestro Pignataro – io suono, e suono, e suono, ma non riesco a sentire le note della mia tromba – e intanto ricomincia la sua melodia...
   - ...vo-la-re o-oh... can-ta-re o-o-o-oh

E così facendo, mi fa venire in mente il mio biglietto aereo, e paradossalmente mi riporta coi piedi per terra, ché il Boeing 737 in partenza l'indomani da Girona sta per scaraventarmi di nuovo nella mia quotidianità bolognese, lontano da loro, lontano da quello zum-zum che sa di paese e di popolo, lontano da quei piccoli sogni spagnoli e dalla festa.

Adios.

[Dario Coriale]

 




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11/10/2008

 

 

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