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La vita costa di più al Nord o al Sud?


carrello della spesaLa vita costa di più al Nord al Sud? Meglio: che prezzo ha un bene di cui non se ne può disporre nessuno o infinito?

Per trovare una risposta sarebbe bene tenere presente le argomentazioni usate da Amartya Sen (economista, Premio Nobel 1998) nell'affrontare temi quali la povertà ed il sottosviluppo [1]

Il prezzo di un bene equivale al suo costo in termini di lavoro, di cui il valore monetario ne è espressione. Quanto devo lavorare per ottenere quel bene?

Sen mise in evidenza il fatto che nelle aree sottosviluppate, dove i beni avevano prezzi molto bassi rispetto al nostro valore monetario, in realtà in termini di lavoro i beni costavano centinaia di volte più che nei paesi sviluppati.

L'economista indiano sostenne che il vero prezzo delle cose è il costo-opportunità: ciò a cui si è costretti a rinunciare per ottenere un determinato bene; visto sotto un’altra ottica: quanto tempo devo sacrificare per ottenerlo. Questo dunque deve essere il vero parametro con cui misurare il prezzo delle cose.

Così si può capire che un chilogrammo di pane costa più nel Mezzogiorno che al Nord, perchè in termini di lavoro costa quasi il doppio, visto che il reddito procapite è quasi la metà.

welfare localeUn’area è tanto più povera quanto tanto più alto è il costo-opportunità di un bene.

I dati vanno letti alla luce del grave gap infrastrutturale che pesa sul Mezzogiorno e che poi si traduce in costi aggiuntivi per le popolazioni residenti dove c’è carenza di un welfare locale adeguato e mancano politiche concrete di sostegno alla famiglia, i redditi sono penalizzati e le spese aumentano.

Ad esempio: cento chilometri percorsi in auto per andare a lavoro costano circa allo stesso modo in Calabria come in Emilia Romagna, ma la mancanza di un servizio pubblico costringe in molti casi il calabrese ad usare l’auto con un costo superiore all’autobus, mentre un modenese può scegliere liberamente se usare l’uno o l’altro.

Questo è uno dei motivi per cui la gente migra da Sud a Nord e non viceversa.

A conferma di ciò basti pensare che se nel paniere dei beni, utilizzato per parametrare il costo della vita,  si aggiungesse anche il costo per l’impossibilità di ottenere alcuni beni o usufruire di alcuni servizi, molte aree del Mezzogiorno probabilmente sarebbero al primo posto fra le  zone più care d’Italia.

Già adesso valutando oculatamente alcuni dati, emerge un costo della vita tutt’altro che minore del Centro Nord, e ciò smentisce ogni pregiudizio e luogo comune in proposito.

L’assunto infatti che il costo della vita sia maggiore al Nord piuttosto che al Sud non è dimostrato dai dati statistici ma dipende dalle variabili prese in considerazione.

Un'analisi del Centro Studi Iper UGL (Unione Generale del Lavoro) [2] che qui proponiamo dimostra infatti come, variando di soli 5 fattori il paniere per il calcolo del costo della vita,  aggiungendo cioè i dati statistici relativi ad utenze domestiche, automobile (rca e carburante), trasporto pubblico locale, nascita di un figlio, mutuo, il Sud sia di gran lunga più caro del Nord.

Infatti come subito vedremo paradossalmente le province del Friuli Venezia Giulia sono tutte in coda alla classifica ponderata con questi nuovi elementi.

[Salvatore M. Pace]

[10.10.2009]

[1] Amartya Sen, Diritti personali e capacità 1985; ID. Poveri relativamente 1983.

[2] Iper UGL Rapporto sulla spesa nelle province italiane, giugno 2009.


ADDENDA

 

Caro vita, al Sud come al Nord

Sintesi analisi dei prezzi per capoluogo di provincia

Elaborazione su dati disponibili l’8 maggio 2009

L’indagine vuole dimostrare come sia ormai superato l’assunto in base al quale al nord la vita costi di più rispetto che al sud.

Il punto di partenza dello studio è la graduatoria stilata il 4 maggio 2009 dal Sole 24 Ore sulla spesa delle famiglie in 57 capoluoghi di provincia aggiungendo al paniere di beni presi in esame dal quotidiano (20 beni di largo consumo) altri 5 fattori che hanno un impatto significativo sui bilanci familiari: utenze domestiche, automobile (rca e carburante), trasporto pubblico locale , nascita di un figlio, mutuo.

Il risultato della simulazione è un dato più "trasversale" che contrasta con quella canonica divisione nord-sud: si può vivere al sud e soffrire un alto costo della vita, come si può vivere al nord e poter spendere di meno. La ricerca dimostra che non è possibile tagliare l'Italia in due. Paradossalmente le province del Friuli Venezia Giulia sono tutte in coda alla classifica.

Va rilevato, inoltre, come il cosiddetto effetto bebè segni di fatto una vera e propria inversione di tendenza. Se si guarda al confronto tra Rimini e Napoli, rispettivamente la più cara e la meno cara nella graduatoria del Sole 24 Ore, Napoli risulta sempre meno cara di Rimini ma la nascita di un figlio provoca il sorpasso in termini di spesa per la famiglia.

Così come va evidenziato il forte impatto delle utenze domestiche che fa salire notevolmente il costo della vita al Sud: un dato che va letto anche alla luce del grave gap infrastrutturale che pesa sul Mezzogiorno e che poi si traduce in costi aggiuntivi per le popolazioni residenti.

Lo stesso accade con le assicurazioni per l’auto; a Napoli costa di più a causa del maggiore tasso di criminalità. La legalità è un’infrastruttura immateriale che va garantita nel Meridione e senza la quale peggiora anche la qualità della vita, anche in termini economici, di chi vive al Sud.

L’assunto dunque che il costo della vita sia maggiore al nord piuttosto che al sud non è dimostrato dai dati statistici.

Nella nuova graduatoria stilata in base alle voci aggiunte emerge un quadro diverso: Napoli, Palermo e Caserta si posizionano fra le prime dieci località, mentre in coda troviamo Udine, Pordenone e Lodi.

La graduatoria sul caro vita è inoltre influenzata da fattori quantitativi, come i servizi di welfare locale, qualitativi, come l’ambiente o il tempo libero, e dalla tassazione regionale ecomunale, tutti aspetti che incidono sul reddito disponibile delle famiglie.

Nel caso specifico, confrontando Rimini e Napoli, l’addizionale Irpef comunale è più alta nel capoluogo campano, mentre per quanto riguarda l’addizionale Irpef regionale essa è allo stesso livello soltanto per i redditi oltre 25mila euro, in quanto l’Emilia Romagna applica una addizionale divisa in quattro fasce di cui soltanto la più alta è uguale a quella dalla Campania. L’aliquota Irap di base è più alta in Campania che in Emilia Romagna, come il bollo auto.


 

CITTA’ A CONFRONTO

Rimini - Napoli

Aggiungendo le cinque voci, si può vedere come Rimini (prima come caro vita nella graduatoria del Sole 24 Ore) nella nuova graduatoria perde 17 posizioni mentre Napoli dall’ultimo posto risale al sesto con una spesa annua media di 17.357 euro contro 16.983, soprattutto per effetto delle spese per la nascita di un figlio e del mutuo che provocano il sorpasso del capoluogo campano.

Palermo - Genova

Nella graduatoria del Sole 24 Ore sono divise da 512 euro a vantaggio della capoluogo ligure; con l’aggiunta di tutte le altre voci di spesa, Palermo è più costosa di Genova per circa 26 euro (17.240 euro contro 17.226 euro).

Reggio Calabria- Udine

Rispettivamente al 52° posto e al 17° posto nella graduatoria del Sole 24 Ore, per effetto delle cinque voci considerate dal presente studio le posizioni quasi si invertono con Reggio Calabria che sale al 15° posto con una spesa annua media di 17.049 euro, e Udine che scivola al 51° posto con 15.808 euro. Già con l’aggiunta delle sole utenze al paniere del Sole 24 Ore, Reggio Calabria supera Udine con 5.186 euro contro 5.130, aumentando progressivamente la distanza man mano che si sommano i costi dell’auto, del trasporto pubblico locale, del bebè e del mutuo.

 

UTENZE DOMESTICHE

L’impatto delle utenze sui bilanci familiari indicano come città più care Reggio Calabria, Palermo e Pistoia. Meno care Lodi, Varese e Udine (tabella 2).

Sommando al paniere di riferimento del Sole 24 Ore il costo di energia elettrica, gas e acqua Ferrara sorpassa Rimini come spesa maggiore, al terzo posto si piazza Genova che precede Biella e Piacenza.

Roma figura al 12° posto, davanti a Milano, mentre la prima città del Sud è Reggio Calabria con il più alto costo di fornitura del gas pari a 1.411 euro: le utenze impattano, in termini percentuali rispetto all’elenco del Sole 24 Ore, con un aggravio del 63,8% sulla spesa, segue Palermo con +59,9 % e Napoli con +59,4%.

Napoli non occupa più l’ultima posizione mentre scivola in basso una località del nord come Gorizia che precede soltanto Potenza.

 

AUTOMOBILE: (rca e carburante)

L’indagine prende a riferimento due auto: Fiat Panda 1.2 Dynamic class e Fiat Bravo 1.6 Multijet Dynamic.

L’impatto della Rca vede ai primi tre posti in classifica per maggiore spesa Napoli, la Spezia e Caserta. Meno care Pordenone, Lodi e Asti.

Sommando la voce considerata al caro vita di partenza stimato dal Sole 24 Ore, Rimini si conferma in testa con al secondo posto la Spezia e Bologna ma Napoli dall’ultimo posto risale fino al quarto, Caserta al 16° e anche Bari abbandona gli ultimi posti della classifica come pure Palermo che si piazza tra Modena e Varese. .

Guardando allo scarto percentuale, emerge come l’impatto del costo per l’auto peggiora sensibilmente il tenore di vita per le famiglie del Mezzogiorno rispetto alle altre.

Nel caso della Fiat Panda (assicurazione e spese carburante) l’aggravio per Napoli è del 65,2%, segue Caserta (+51,1%), Reggio Calabria (+48,2%), La Spezia (+45,4%).

La simulazione con la Fiat Bravo, vede aumentare i costi per il carburante e per l’assicurazione. Anche in questo caso, la classifica continua a vedere Rimini in testa ma seguita da La Spezia e da Napoli: una famiglia napoletana si trova a dover sostenere spese fino al 132,8% in più rispetto a quanto stimato dal Sole24 Ore.

 

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

Le città più care sono Palermo (518,4 euro a testa), Perugia (461,28) e Rovigo (432,4).

Nelle prime dieci anche Napoli (391,04 euro) mentre chiudono la classifica Potenza (244 euro), Lodi (223,4) e Asti (178 euro) la meno cara in assoluto.

Sommando al valore medio della spesa annua indicata dal Sole 24 Ore i costi per la mobilità pubblica, Rimini continua a guidare la graduatoria davanti a Ferrara e Venezia,

che sale al terzo posto, e con Milano e Bologna tra le prime dieci città più care.

Il dato percentuale, però, indica un impatto relativo maggiore per i cittadini di Palermo con una spesa che aumenta del 16%; ai primi posti si posizionano altre città del Sud a partire da Napoli (+12,9%) e Bari (+11,1%).

Lodi, Rimini e Asti, sono quelle in cui in termini percentuali, il trasporto pubblico locale ha un impatto minore sui bilanci familiari.

Se combiniamo i costi per l’auto e quelli per il trasporto pubblico locale, emerge un maggiore aggravio che colpisce in primo luogo le città del Mezzogiorno. Incrociando i dati con la simulazione su una Fiat panda, ai primi cinque posti ci sono altrettante località del sud: Napoli, Caserta, Palermo, Reggio Calabria e Bari, con un maggiore esborso compreso fra il 121,8% del capoluogo campano al 97,4% di quello pugliese.

Il differente livello del caro-vita, rispetto a quanto stimato dal Sole 24 Ore, si apprezza maggiormente con la simulazione relativa ad una Fiat Bravo (Rc auto e consumi).

Il combinato dei costi connessi all’auto con quello del trasporto pubblico urbano pone La Spezia al primo posto come città più costosa con 7.492 euro, davanti a Napoli (7.474,9 euro) e Rimini (7.453,4 euro).

EFFETTO BEBE’ (acquisto latte in polvere e pannolini)

La nascita di un figlio incide di più a Ravenna, Como e Forlì e meno a Lodi, Brescia e Pordenone. Il prezzo medio del latte in polvere (confezione da un chilo) varia sensibilmente, da un massimo di 29,99 euro di Ravenna a 13,41 euro di Pordenone. Fra le città del Meridione, la più cara è Caserta (24,97 euro, quinto posto assoluto) che precede Bari (23,28 euro, undicesimo posto), Potenza (22,79 euro, dodicesimo posto), Napoli (20,59 euro, sedicesimo posto) e Palermo (20,31 euro, diciottesimo posto).

Per Reggio Calabria, in assenza del dato dell’Osservatorio dei prezzi al consumo, si è preso come riferimento il prezzo medio nazionale (19,48 euro) che è peraltro inferiore alla media delle località del Mezzogiorno (21,19 euro).

I pannolini (pacco da venti) costano mediamente di più a Lodi (8,62 euro), Alessandria (8,33 euro) e Bergamo (8,28 euro). La prima città del Mezzogiorno per costo dei pannolini è Reggio Calabria (6,26 euro, ventisettesimo posto), che è davanti a Cagliari (6,11 euro, trentaduesimo posto), Bari (5,82 euro, trentanovesimo posto) e Palermo (5,7 euro, quarantacinquesimo posto).

Combinando i due fattori primi posti della classifica abbiamo in valori assoluti sempre delle località del nord Italia (Ravenna, Forlì, Como), ma conquistano posizioni anche le città del Sud monitorate: Caserta dal 53° al 18° posto; Bari dal 54° al 27°; Potenza dal 55° al 32°; Palermo dal 49° al 34°; Napoli dal 57° al 43°.

Analizzando il dato percentuale emerge come l’acquisto di latte in polvere e di pannolini peggiora il bilancio familiare di oltre il 100% a Como e a Terni, mentre a Ravenna, Caserta e Bari il peggioramento supera il 90%.

Nei primi dieci posti, oltre a Caserta (quarta) e Bari (quinta), vi è anche Potenza (settima), con Napoli (undicesima) e Palermo (quindicesima) a dimostrare quanto il caro-vita per l’effetto bebè sia marcato nel Mezzogiorno.

ACCENSIONE MUTUO

Costa di più a Roma, Palermo e Padova e meno a Siena, Arezzo e Grosseto. La simulazione è relativa alla richiesta di un mutuo ventennale a tasso variabile da 100mila euro per acquistare una abitazione o ristrutturare quella di proprietà (immobile da 200mila euro).

Il richiedente è un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, trentenne, con reddito mensile netto di 1.500 euro.

Il primo dato che emerge è la minore disponibilità di opzioni per le famiglie: i soggetti finanziari che erogano mutui a Bari e a Reggio Calabria sono infatti soltanto cinque, a fronte degli undici di Brescia e i dieci di Milano, Genova, Varese, Piacenza, Cremona, Bergamo, Bologna e Parma. Rispetto ai costi, l’offerta media varia da 523,9 euro di Grosseto ai 533,6 euro di Roma.

Costi alti per le città del Meridione, a iniziare da Palermo (532,1 euro, seconda posizione), Cagliari (530,1 euro, quinta posizione) e Napoli (530 euro, sesta posizione).

Nelle prime venti posizioni pure Bari (529,3 euro, sedicesima posizione) e Reggio Calabria (529,3 euro, 17^ posizione). Su base annua, la differenza in valori assoluti fra Roma (6.403,3 euro) e Grosseto (6.287 euro) è di 116,3 euro.

In valori percentuali, il peggioramento più marcato del reddito familiare con l’accensione di un mutuo si registra a Napoli (109%). In generale, la classifica appare monopolizzata da città del Mezzogiorno: Bari (seconda), Potenza (quarta), Caserta (quinta), Reggio Calabria (sesta), Palermo (ottava).

 

CONCLUSIONI

Partendo dall’analisi del Sole 24 Ore, si è provato a valutare l’effetto sullo stesso paniere di alcune voci (utenze, Rc auto e consumo di carburante, trasporto pubblico locale, mutuo, latte in polvere e pannolini per bambini) che rappresentano uscite fisse all’interno di qualsiasi nucleo familiare.

Il dato di partenza vedeva nelle prime dieci posizioni Rimini, Ferrara, Aosta, Treviso, Bolzano, Venezia, Forlì, Vercelli, Piacenza e Genova; agli ultimi posti, Reggio Calabria, Caserta, Bari, Potenza, Terni ed infine Napoli.

Sommando al totale l’impatto delle singole voci che sono state considerate (per la Rc auto e per i consumi di carburante si è tenuto conto della simulazione con la Fiat Panda) emerge una nuova graduatoria che sembra ribaltare molte delle convinzioni riguardo al presunto maggior costo della vita al Nord piuttosto che al Sud

Se è vero che ai primi cinque posti troviamo sempre località del Settentrione (Ravenna, Forlì, Alessandria, Como e La Spezia) a seguire si piazzano nell’ordine Napoli, Palermo e Caserta. Nelle prime dieci posizioni anche Genova e Milano.

In coda alla classifica si posizionano Arezzo, Gorizia, Potenza, Udine, Pordenone e Lodi.

Se si volesse trovare una tendenza, considerando che anche Trieste è nelle ultime posizioni, è che la regione nella quale il costo della vita è minore è il Friuli Venezia Giulia.

In termini di peggioramento rispetto alla graduatoria del Sole 24 Ore, il balzo in avanti più consistente è quello di Napoli (51 posti), che precede Caserta (+45), Palermo (+42) e Como (+40, a causa principalmente dei costi per il latte in polvere e i pannolini).

La discesa più consistente è, invece, quella di Udine (-35), seguita da Brescia (-32), Pordenone (-31) e Bolzano (-29).

Nella statistica conclusiva non sono state considerate quattro province (Aosta, Cagliari, Siena e la provincia verbano-cusio-ossola) in quanto per alcuni dati non è stato possibile avere dei riscontri effettivi.

Istituto per le Ricerche Economiche e Sociali Iper Ugl




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