
“Unico rampollo di una famiglia di proprietari terrieri, era l’erede naturale in cui sarebbero confluiti anche i beni di due zii paterni. Case, terreni, armenti, allevamenti di cavalli e mucche oltre a buoni fruttiferi depositati presso il Banco di Napoli, facevano del signorino Giulio uno dei migliori partiti del Marchesato."
Queste le parole usate da Federico Montesanti per descrivere “Il Signorino”, nel suo libro (pubblicato da “Calabria Letteraria Editrice” un marchio di Rubbettino) dedicato alla vita di Giulio Verga e ad alla storia della sua famiglia.

Il libro ha ricevuto il suo battesimo letterario l'altro giorno a Cotronei (Crotone), promosso da Tatjana Grüebler Verga, condotto da Lucia Bellassai, con la partecipazione di Nicola Oliverio, Anastasia De Bartolo e Anna Montesanti; hanno portato i saluti delle istituzioni il sindaco di Cotronei, Mario Scavelli e il presidente della Comunità montana, Francesco Timpano; a Sante Vaccaro è toccato il compito di inframmezzare gli interventi offrendo all'uditorio la lettura di alcune pagine scelte de "Il Siginorino".

La manifestazione si è svolta proprio all'interno di una delle sale dell'antico Palazzo Verga situato nel crocevia delle viuzze del centro storico, la ''Gria", come viene chiamato dalla gente del posto.
Il palazzo aveva forma rettangolare: in realtà era monco perché il progetto originale prevedeva una struttura quadrangolare con un patio centrale. Infatti all’esterno si poteva facilmente intravedere, dalla sagoma delle pietre e degli spuntoni lasciati a bella posta, l’ideale continuazione delle sale e finanche delle cantine. Pur nella sua incompletezza la casa era ugualmente elegante e denotava, al pari dei proprietari, una ricchezza ed una potenza affatto arroganti.
Di fronte al portone d’ingresso s’ergevano basse le stalle ed il forno con tre bocche. Su un fianco la cantina con botti di legno stagionato dove veniva lasciato riposare per anni il Cirò rosso, su un altro invece il giardino con un imponente cedro ed un più dimesso pino; al centro una vasca con zampillo e tutt’intorno alberi da frutta. Di fronte al giardino al termine del selciato, proprio quello percorso dal massaro intabarrato, il cancello in ferro battuto che terminava in alto con delle punte lanceolate; alla confluenza delle due ante le iniziali L.B. del primo Barca, Luca.
Il palazzo di Rocca Severina era considerato come la casa madre, la vera dimora di rappresentanza della famiglia, dove si invitavano le autorità per i pranzi, occasione di incontri non solo conviviali ma anche politici. Poiché lo scopo era, di solito, quello di ottenere dei favori o dei finanziamenti per migliorie fondiarie, la famiglia ostentava ciò che di meglio produceva per stupire e ammaliare gli ospiti. Su candide tovaglie di fiandra venivano disposti preziosi servizi di porcellana di Sèvres e bicchieri in cristallo di Boemia; le donne di servizio portavano leccornie incomparabilmente buone che mani esperte, frutto di lunga tradizione, avevano imparato a preparare.
Un luogo, Palazzo Verga, da poco restaurato e divenuto Dimora Storica, di prossima apertura al pubblico che - come ha sottolineato Tatjana Grüebler Verga - un tempo era fulcro della vita paesana e non solo; conosciuto anche per il suo fascino, la gente meravigliosa che vi abitava e per quello che rappresentava".
Infatti, proprio questi fasti sperano di far risplendere oggi gli eredi Verga riproponendo un certo stile e la cultura dell’ospitalità che la tradizione assegna a questa antica famiglia.
[Gre.Co]
[26.06.2010]
Cotronei fotografie il Signorino di Palazzo Verga