
Mons. Graziani, Arcivescovo di Crotone S. Severina, chiama a raccolta, in due giorni intensi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e laici ad una Convocazione Ecclesiale Diocesana nella sala attrezzata della Parrocchia di S. Paolo a Crotone.
Un impegno forte per una verifica sul Piano Pastorale Diocesano consegnato nello scorso ottobre, unitamente alla programmazione pastorale 2009-2010.
Il piano pastorale vuole rappresentare il primo passo verso il cammino diocesano globale e organico, così ha affermato l’Arcivescovo Graziani che ha aperto i lavori della Convocazione, dicendo che : ''… il Piano è segno'' e nasce come frutto della rifessione di questi ultimi anni, in cui presbiteri, diaconi, religiosi e laici, hanno dato il loro contributo per guardare verso il futuro.
L’incontro è stato un momento di confronto nella Chiesa crotonese che, dopo una prima fase di raccolta delle insoddisfazioni sulla Chiesa oggi, e dopo un’analisi della realtà della società in cui la Chiesa vive, si è cominciato ad avere uno sguardo d’insieme su luci e ombre della realtà crotonese.
La relazione del Vicario Generale, Mons. Francesco Frandina, che ha ripercorso le tappe del Piano Pastorale Diocesano con una retrospettiva storica mettendo in luce le ragioni per cui la nostra realtà si è andata configurando nella sua forma attuale, ha evidenziato come potrebbe evolversi la realtà attuale. Mons. Frandina ha ulteriormente evidenziato, prima dell’avvio dei laboratori, i problemi che ci affliggono e come abbiamo scelto di guardare in prospettiva per edifcare la nostra Chiesa in futuro attraverso un “modello ideale”.
L’Arcidiocesi di Crotone – Santa Severina ha bisogno di un cambiamento che, partendo dalla diagnosi della realtà, ossia la lettura nella fede della realtà in ciò che asseconda la volontà di Dio e in ciò che la ostacola, si è individuato un nucleo problematico che caraterizza la fatica della Chiesa a realizzare in forma piena l’ideale di comunione. Una presenza massiccia del popolo di Dio, 500 tra sacerdoti, diaconi e laici che hanno evidenziato i molti segni di grazia in atto e le luci, accettando la sfida del cambiamento e della conversione sempre di più alla comunione.
Un progetto pastorale in tre tappe con scelte a livello di psicologia sociale, a livello teologico e a livello biblico, intitolato “Alle querce di Mamre” e che costituisce l’impalcatura che defnisce le attività per i prossimi tre anni attraverso un itinerario fatto di segni e di iniziative comuni.
La Convocazione Ecclesiale è stata utile, come è venuto fuori dai molti interventi di verifica, dopo i laboratori e i gruppi di lavoro svolti nelle due giornate, per prendere coscienza, ancor più, del Piano Pastorale quale strumento utile a realizzare una pastorale di comunione. Infatti, il Piano, come evidenziato da Don Peppe Marra, coordinatore dell’EDAP, Equipe di Animazione Pastorale dell’Arcidiocesi di Crotone – S. Severina, guarda ai vari livelli della pastorale non come a compartimenti stagno, ma a partire da una visione di insieme.
Don Marra ha fatto risaltare come il valore individuato per la meta generale dell’anno è quello che detta il passo a tutta la pastorale diocesana, in tutti i livelli, giovani, catechesi, liturgia, Caritas, ecc., pur svolgendo i propri programmi interni secondo le consuetudini, trovandosi, adesso, a riflettere su come le proprie attività contribuiranno a creare una coscienza comune di appartenenza ad una unica Chiesa in cammino. I risultati, ha affermato il Vescovo Graziani, a conclusione dei lavori, sono ottimi e si auspica un nuovo atteggiamento con cui accogliere il piano, anche se il piano pastorale è uno strumento nuovo comprendendo come, ancora, non si è abituati ad una mentalità programmatica.
Mons. Graziani ha ringraziato tutti per la partecipazione attiva e per i contributi importanti utili al prosieguo del Piano, ribadendo ''l’apertura del cuore e della mente alla volontà di Dio'' - la quale certamente trascende questo e qualsiasi altro strumento umano. La disponibilità, la fedeltà a Dio e all’uomo, sopratutto agli ultimi -e per “ultimi” intendiamo, ha detto il Vescovo, non solo quelli “tradizionali” ma anche coloro che non sono più avvicinati dall’annuncio del Vangelo in quanto da noi considerati “lontani”.
Il Piano non bisogna considerarlo come una confezione “chiusa”, ha concluso Mons. Graziani, tuttavia, è necessario mettere in evidenza un atteggiamento di apertura e disponibilità, si direbbe perfino di lealtà, non tanto verso il piano, che resta sempre uno strumento nelle nostre mani, quanto allo spirito di ricerca comune della verità. Il primo anno è già passato e senza questo atteggiamento nessun piano è possibile. Sarà solo caos.
Pregiudizi, chiusure preconcetti, arroccamenti vari possono solo nuocere alla comunione, che non è certo data dall’uniformità ma dal “volere insieme” camminare nella stessa direzione e raggiungere una stessa meta. L’attuazione del piano pastorale diocesano dovrà essere espletata sempre nel segno della comprensione reciproca, del dialogo e della mediazione perché chiunque ne avverta la difficoltà senta il supporto della Comunità e non si scoraggi.
[Salvatore Barresi]
[27.06.2010]
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