Si è concluso a Milano il processo d'appello ad alcuni presunti esponenti della 'ndrangeta calabrese trapiantata in Lombardia, appartententi alla cosca dei Coco Trovato, originari di Marcedusa (Catanzaro).
Tra i circa quaranta imputati nel processo scaturito dall'operazione 'Over size' (2006) per reati come l'associazione per delinquere di stampo mafioso e il traffico di droga spiccano fra tutti Emiliano e Giacomo Trovato, figlio e nipote del capomafia Franco Coco Trovato, ai quali sono stati inflitti rispettivamente 18 e 15 anni e 3 mesi di reclusione. Condannato pure Vincenzo Falzetta (dieci anni e sei mesi), imprenditore già vice sindaco di Marcedusa ai tempi dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. Quindici anni di reclusione sono andati, invece, a Rodolfo Bubba.
La corte d'appello di Milano ha complessivamente inflitto condanne più miti rispetto a quelle risultate in primo grado nella sentenza (2009) del tribunale di Lecco, nel cui circondario i Coco Trovato hanno da tempo la propria base operativa (senza peraltro disdegnare i rapporti con la "madrepatria" e con i clan di Sersale, Belcastro, Mesoraca e Petilia Policastro nel crotonese).
Caustico perciò il commento del vice ministro Roberto Castelli, lecchese doc "La riduzione delle pene al clan Coco Trovato – ha detto Castelli – è un pessimo segnale. Proprio in un momento in cui l'allarme della diffusione della 'ndrangheta in Lombardia è ai massimi livelli, da Milano arriva un segnale di benevolenza nei confronti di esponenti di uno dei più pericolosi clan della Lombardia. Un vero peccato".
[AlVal]
[16.07.2010]